IL MUSCOLO DELLA PRESENZA:
ALLENARE LA CONSAPEVOLEZZA ATTRAVERSO IL CORPO
Sento spesso parlare di Consapevolezza come se fosse un’idea eterea, una sorta di nuvola filosofica che fluttua sopra le nostre teste, raggiungibile solo attraverso anni di silenzio o letture complesse. Ma all’interno di Millestorie, e specialmente quando entriamo nel vivo della pratica con il Metodo Caleydo, preferisco guardare ai fatti, alla materia di cui siamo fatti. La consapevolezza, per come la intendo io, non è un concetto astratto: è un muscolo. È fatta di fibre che si tendono, di nervi che trasmettono segnali, di azioni concrete che vanno allenate con la stessa dedizione con cui un atleta prepara la sua gara o un artista il suo debutto.
In questo percorso, la teoria ha poco spazio se non viene immediatamente tradotta in un’abilità tangibile. Spesso ci perdiamo in spiegazioni infinite su “cosa significa essere presenti”, ma la verità è che il corpo non mente mai. Per questo, nel mio lavoro, uso il gioco, il ritmo e il movimento come strumenti d’indagine. È lì, nell’azione del lanciare un oggetto o nel mantenere un equilibrio precario, che la verità viene a galla e diventa finalmente utile per chi la pratica.
OLTRE IL LANCIO: SVILUPPARE L’ASCOLTO SOTTILE
Quando si osservano delle palline o degli oggetti che si muovono armoniosamente nello spazio, l’occhio non allenato vede “giocoleria”. Ma in questo contesto, la giocoleria e le arti circensi sono solo un pretesto, un grimaldello per scardinare le nostre abitudini motorie e mentali. L’obiettivo reale è sviluppare quello che chiamo Ascolto Sottile: una capacità quasi istintiva di percepire e decifrare ogni stimolo, interno ed esterno, che ci circonda.
Immagina di essere al centro di una tempesta di informazioni: il tuo respiro, il battito del cuore, il movimento di chi ti sta accanto, il peso dell’aria nella stanza. L’ascolto sottile è il filtro che ti permette di non essere travolto, ma di navigare in questo mare con intelligenza. Non conta solo lanciare e prendere un oggetto senza farlo cadere; conta imparare a radicarsi nel “qui e ora”, affinando la percezione di sé in relazione agli altri e allo spazio che si abita. È un vero e proprio corpo a corpo con la realtà, dove ogni millimetro di spostamento del baricentro racconta una storia su come affrontiamo le sfide quotidiane.
I TRE PILASTRI DEL LAVORO: CHIAREZZA, CONTROLLO E INTERAZIONE
Anni passati tra il rigore del palco e l’ascolto profondo della formazione mi hanno insegnato che allenare il corpo in questo modo non serve a diventare dei performer, ma a ottenere tre risultati che cambiano radicalmente la qualità della vita di chiunque accetti la sfida:
CHIAREZZA: Molte delle nostre ansie derivano da una percezione confusa della realtà. Quando il corpo impara a leggere il ritmo — quello cardiaco, quello di un movimento, quello di una conversazione — il mondo smette di essere un rumore di fondo indistinto. Le percezioni diventano più nitide, i contorni delle situazioni si fanno chiari e la vita intera sembra accendersi di colori e sfumature che prima ignoravamo.
CONTROLLO AUTENTICO: Spesso confondiamo il controllo con la rigidità. Ma il controllo autentico è fluido. Attraverso l’allenamento costante, si impara a “sentire” cosa sta per succedere un attimo prima che accada. Non è magia o preveggenza, è connessione neuromuscolare portata al massimo livello. Questo ci permette di rispondere con efficacia a ogni situazione, invece di reagire d’impulso o subirla passivamente.
INTERAZIONI PROFONDE: Questa è forse la parte più preziosa. L’ascolto di se stessi diventa inevitabilmente lo specchio dell’ascolto dell’altro. Quando si è centrati e consapevoli del proprio peso e del proprio spazio, le relazioni smettono di essere scambi superficiali e diventano interazioni autentiche. Si impara a “sentire” l’altro senza perdere se stessi.
LA CONSAPEVOLEZZA COME STRUMENTO DI EVOLUZIONE
La Consapevolezza, nel Metodo Caleydo, non viene mai presentata come un traguardo statico, un trofeo da esporre o un punto d’arrivo definitivo. È, al contrario, lo strumento essenziale per un’evoluzione che dura tutta la vita. È quella “visione binoculare” che ci permette di guardare contemporaneamente alla tecnica (ciò che facciamo) e alla poesia (perché lo facciamo), fornendoci le risorse per rispondere con creatività a ogni sfida.
Cercare la Consapevolezza solo tra le pagine dei libri o nei discorsi motivazionali rischia di renderla una statua di sale: bella da vedere, ma immobile. Cercarla nel movimento, nel sudore, nel fallimento di un lancio e nel successo di una presa, la rende viva, pulsante e trasformativa. L’invito che rivolgo sempre è quello di smettere di pensarla in senso astratto. È ora di iniziare a sentirla scorrere attraverso il ritmo, di lasciare che il corpo ci insegni ciò che la mente ancora non riesce a comprendere.
Il cambiamento non avviene nella testa, avviene nel gesto. Ti aspetto in sala, nel prossimo CaleydoLab, per smettere di immaginare la tua evoluzione e iniziare finalmente ad allenarla.
Cercare meraviglia per trovare consapevolezza.
Alexsander De Bastiani


