LA TRAPPOLA DELL’ETERNO

​La magia di una bolla di sapone non sta nei suoi colori, e nemmeno nella sua forma perfetta. Sta interamente nel suo tempo. Vive soltanto perché porta con sé la certezza della propria fine, ed è precisamente questa precarietà a regalarle tutto il suo valore. C’è una scena antica che tutti ci portiamo dentro: un bambino che corre in un prato o noi, adulti, fermi per strada a seguire con lo sguardo quel piccolo globo trasparente mentre sale verso il cielo. Per pochissimi istanti, quell’esile velo d’acqua si fa centro del mondo, accoglie la luce, la trasforma in sfumature iridescenti e fluttua come un piccolo miracolo sospeso. Poi, in un attimo, svanisce. Resta solo il ricordo di un soffio, un paradosso dolcissimo per noi che passiamo la vita a cercare di trattenere ogni cosa.

In piedi su un cornicione

E SE RESTASSE PER SEMPRE?

​Proviamo a immaginare per un attimo il contrario. Immagina se esistesse una bolla che non si spezza mai. Una sfera limpida che, una volta soffiata, rimane lì, ferma a metà strada tra il soffitto e il pavimento del tuo soggiorno, o appoggiata delicatamente sul tavolo senza mai rompersi.
​Cosa accadrebbe? Il primo giorno ti fermeresti a guardarla con incanto. Il secondo ti sembrerebbe un dettaglio piacevole della stanza. Dopo una settimana non ci faresti neanche più caso. Sarebbe diventata una presenza silenziosa, un oggetto fra i tanti, parte di quel paesaggio quotidiano che i nostri occhi attraversano senza più vedere davvero. La permanenza finisce per addormentare lo sguardo. Quando sappiamo che qualcosa rimarrà lì ad aspettarci senza cambiare mai, smettiamo di dedicarle il cuore e rinviamo a domani la carezza, l’attenzione, la meraviglia.

L’INVITO E’ RIMANERE QUI

​La bolla di sapone, al contrario, non ti concede distrazioni. Non ti permette di dire “la guarderò più tardi”, perché sa già che più tardi non ci sarà. Ti chiama adesso. Ti chiede di rimanere lì, intero, in quel singolo istante. Quando la vedi viaggiare nell’aria, sai che quel riflesso dorato, quella curva leggera che sfiora il vento, non torneranno mai più nello stesso modo.
​È una lezione intima sulla cura. Voler trattenere a tutti i costi ciò che amiamo, volerlo pietrificare per paura di perderlo, è come provare ad afferrare una bolla chiudendo il pugno: proprio nell’istante in cui cerchi di stringerla per possederla, la fai svanire per sempre.

LA GRAZIA DEL PASSAGGIO

​A ben guardarlo, tutto ciò che ci toccare davvero ha la stessa natura sottile. Una risata improvvisa, un tramonto che ti riempie gli occhi, un momento di intesa con qualcuno, un pensiero che ti illumina la giornata. Niente di tutto questo è fatto per essere scolpito nella pietra. Ed è bello così.
​Saper amare ciò che passa non significa guardare il mondo con nostalgia o rassegnazione. Al contrario, significa ritrovare la presenza. Significa ricordare che la meraviglia non ha bisogno di durare per sempre per essere vera; le basta trovare qualcuno che sappia accoglierla mentre accade.
​Quando la bolla infine si dissolve, non resta un vuoto triste. Resta un’aria più leggera, la dolcezza di averla accompagnata con lo sguardo e la certezza che l’unico modo per custodire ciò che è fragile è esserci stati del tutto, finché c’era.

Alexsander De Bastiani