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IL PARADOSSO DEL RIFLETTORE: PERCHÉ A VOLTE ODIAMO CIÒ CHE TIRA FUORI IL MEGLIO DI NOI

Ci sono situazioni nella vita che curiamo con una resistenza sottile, quasi inspiegabile a chi ci guarda da fuori. Per chi fa il mio mestiere, quel luogo è spesso la strada. È un palcoscenico nudo, senza quinte, senza filtri, dove il pubblico non ha pagato un biglietto e può decidere di andarsene in qualsiasi momento. Eppure, se devo essere del tutto sincero, c’è un motivo profondo e apparentemente assurdo per cui a volte arrivo a odiare la strada: la odio perché tira fuori il meglio di me. Sembra una contraddizione insanabile. Di fronte al pubblico della piazza, quando sono costretto ad agire e non ho vie di fuga, dentro di me si attiva una modalità assoluta, una sorta di istinto primordiale in cui tutto diventa una questione di presenza o di assenza, di vita o di morte artistica. In quel preciso istante divento iper-presente, super-lucido, capace di leggere ogni sguardo e di dominare lo spazio con un’eleganza che io stesso fatico a riconoscere prima di iniziare.

In piedi su un cornicione

L’OMBRA DEL DUBBIO: LA STANCHEZZA PRIMA DEL SALTO

Il vero nodo di questo paradosso, ciò che genera una sottile rabbia interiore, non è quello che accade durante lo spettacolo, ma tutto ciò che viene prima. Finché quel sistema di emergenza non si attiva, finché sono ancora dietro le quinte o nel silenzio del camerino, la mente si riempie di nebbia. Mi sento stanco, avverto il peso di non farcela, mi convinco che questa volta fallirò o che non sarò all’altezza degli sguardi della gente. È una sensazione totalizzante, un desiderio profondo di evitare il confronto, di non uscire in piazza e di non mettermi di nuovo in discussione. Vorrei semplicemente rimanere protetto nell’ombra, al sicuro da quel giudizio che so di dover affrontare da lì a pochi minuti.

LA RABBIA DEL RISULTATO:
QUANDO IL SUCCESSO NON È UNA CURA

La parte più frustrante di questa dinamica è che, alla fine, lo spettacolo funziona sempre. Esco, affronto la piazza, il sistema si accende, i risultati arrivano e gli applausi riempiono lo spazio. Ma questo successo ripetuto non agisce come una cura per il passato. Non cancella l’ansia della volta successiva. Ogni volta che so di dover tornare in strada, quelle stesse identiche sensazioni di inadeguatezza si ripresentano intatte, costringendomi a ricominciare da capo lo stesso identico ciclo. Questo fa arrabbiare, perché in fondo all’anima c’è la consapevolezza di poterlo fare, c’è la certezza che la risorsa esiste ed è lì, pronta a scattare. Ma c’è anche una parte di noi che non vorrebbe esporsi, che preferirebbe non dover accendere quel motore d’emergenza ogni singola volta per sentirsi viva e presente.

ABITARE LA SOGLIA:
COMPRENDERE IL VALORE DELLA VULNERABILITÀ

Questo conflitto interiore ci insegna qualcosa di prezioso sul modo in cui dialoghiamo con le nostre forze più autentiche. Spesso pensiamo che la sicurezza sia uno stato d’animo permanente, una solida certezza da raggiungere una volta per tutte per camminare tranquilli. La realtà, invece, ci mostra che alcune delle nostre risorse migliori si attivano solo sulla soglia del rischio, quando accettiamo di esporci interamente alla vita. Quella stanchezza e quel senso di rifiuto che proviamo prima del grande salto non sono un segnale di incapacità; sono semplicemente il modo in cui il nostro sistema difende la propria vulnerabilità. Imparare a convivere con questa rabbia e con questo timore, senza pretendere che svaniscano, ci permette di guardare al nostro “motore d’emergenza” non come a una condanna, ma come a un custode fedele della nostra presenza.

IL CORAGGIO DI MOSTRARSI OLTRE LA PAURA

Accettare di mettersi in gioco, nonostante il desiderio di rimanere al sicuro, è l’atto di coraggio che trasforma l’esitazione in meraviglia. La consapevolezza non consiste nel non provare più timore, ma nel saper camminare tenendolo per mano, sapendo che proprio dietro quella resistenza si nasconde la nostra luce più limpida e focalizzata.
Se anche tu vivi questo contrasto tra il desiderio di proteggerti e la necessità di esprimere il tuo potenziale, e vuoi esplorare come il corpo, l’ascolto e la narrazione possano aiutarti ad abitare questi momenti di forte intensità emotiva, ti invitiamo a condividere il nostro cammino. Visita millestorie.com per scoprire i nostri percorsi e i nostri laboratori, e trova insieme a noi il modo di trasformare ogni soglia di incertezza in un’autentica e straordinaria scoperta di te stesso.

Alexsander De Bastiani