LA FIAMMA E LA LAMPADA:
SE LA RABBIA DIVENTA UN’INCENDIO NON E’ LA FIAMMA IL PROBLEMA
Accade a tutti, prima o poi, di vivere quel momento in cui l’equilibrio interiore si rompe e veniamo travolti da una vampata improvvisa. È la rabbia che si accende, un’emozione potente che spesso ci spaventa per la sua forza d’urto. Quando questo succede, il nostro primo istinto è quasi sempre lo stesso: cerchiamo di individuare la causa scatenante. Puntiamo il dito contro quella parola detta male, contro quell’imprevisto nel lavoro o contro quel piccolo fastidio quotidiano. Ci convinciamo che il problema sia tutto lì, in quel frammento di secondo in cui è scattata la scintilla, e investiamo una quantità enorme di energia nel tentativo di dominare quell’istante. Ci imponiamo di non reagire, di soffocare il fiammifero prima che tocchi terra, convinti che se solo imparassimo a controllare gli inneschi esterni, potremmo finalmente vivere in pace.
L’ILLUSIONE DEL CONTROLLO: PREOCCUPARSI DELLO STOPPINO MENTRE IL LIQUIDO PRENDE FUOCO
In questa ricerca di controllo, però, rischiamo di comportarci come chi possiede una vecchia lampada a olio che ha iniziato a perdere. Immaginiamo la scena: la lampada è incrinata, il combustibile trasuda microscopicamente dalle pareti e si espande sul tavolo, bagnando ogni cosa attorno. Quando avviciniamo la fiamma allo stoppino per accendere una luce normale, l’intero piano si trasforma in un incendio. Eppure, nel panico del momento, noi continuiamo a guardare lo stoppino. Pensiamo che la colpa sia della fiamma troppo alta, o del vento, o del modo in cui abbiamo acceso l’innesco. Non ci rendiamo conto che lo stoppino sta solo facendo il suo mestiere. Il vero problema non è la scintilla che accende il fuoco, ma il fatto che siamo impregnati di liquido infiammabile che sta drenando fuori da ferite che non abbiamo ancora visto.
LA SANA NATURA DELLA SCINTILLA:
PERCHÉ LA REAZIONE HA DIRITTO DI ESISTERE
La rabbia, guardata da vicino, non è un errore del sistema. Quella scintilla che scatta dentro di noi è una reazione sana, una risposta naturale che serve a proteggere i nostri confini, a darci la spinta per agire o a segnalarci che qualcosa non va. Ha una sua dignità e una sua precisa utilità biologica ed emotiva. Il motivo per cui la reazione diventa spropositata, trasformando un piccolo aneddoto in un dramma assoluto, non risiede nell’intensità del fiammifero, ma nella quantità di combustibile che abbiamo accumulato sotto la superficie. Quando il nostro sistema nervoso è già sovraccarico, quando tratteniamo tensioni, stanchezza o insoddisfazioni senza dar loro voce, diventiamo come quella lampada crepata. Qualsiasi cosa, anche la più insignificante, troverà un terreno pronto a esplodere.
CURARE LA CREPA:
SPOSTARE LO SGUARDO DALL’INNESCO ALLA STRUTTURA
Smettere di colpevolizzarsi per la propria rabbia è il primo passo verso una reale consapevolezza. Se continuiamo a lottare contro le scintille, passeremo la vita con l’estintore in mano, stanchi e spaventati da noi stessi e dagli altri. La soluzione non è diventare anestetizzati o reprimere la forza vitale del fuoco, ma iniziare a prenderci cura della lampada. Dobbiamo chiederci dove stiamo perdendo liquido, quali sono le aree della nostra vita in cui non c’è più tenuta e perché quel combustibile sta uscendo dai giusti canali. Quando iniziamo a riparare quelle piccole crepe interiori attraverso l’ascolto, il respiro e il rispetto dei nostri bisogni profondi, il liquido torna al suo posto. A quel punto, la scintilla smetterà di fare paura: tornerà a essere semplicemente una luce utile a illuminare il cammino, senza incendiare tutto ciò che ci circonda.
ASCOLTARE IL CORPO PER RITROVARE L’EQUILIBRIO
Imparare a dialogare con il proprio fuoco interiore richiede pazienza e la volontà di non giudicare le proprie tempeste emotive. Ogni emozione si riflette nel corpo, nella postura, nel modo in cui respiriamo e accogliamo le tensioni quotidiane. Riconoscere la differenza tra un’energia pulita e un sovraccarico è un’arte sottile, un percorso che ci permette di abitare le nostre risposte senza lasciarcene travolgere, trasformando la reattività in una scelta consapevole.
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Alexsander De Bastiani





