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NON ERA IL GIORNO GIUSTO

SAI DA COSA SI CAPISCE CHE NON ERA IL GIORNO GIUSTO? DALL’AVERCI PROVATO SENZA RIUSCIRCI, NON DAL NON AVERCI PROVATO.

Il giorno storto non si annuncia mai con la nebbia o con un gatto nero che attraversa la strada; quelle sono superstizioni da dilettanti. Il vero, autentico fallimento cosmico si palesa solo quando decidi di scendere in campo. C’è una sottile, poetica crudeltà nell’universo che si consuma unicamente ai danni di chi ci prova. Se resti a letto, se ti dichiari sconfitto prima ancora di allacciare le scarpe, non saprai mai se le stelle erano disposte a favore o di traverso. Avrai semplicemente scelto il vuoto. Ma quando ti alzi, afferri i tuoi attrezzi, incastri i pensieri nel modo che ritieni perfetto e lanci la tua sfida al mondo, solo allora l’universo decide di mostrarti le sue carte. E quando decide che non è giornata, lo fa con un’eleganza spietata.

In piedi su un cornicione

IL SENTIMENTO DELLA SCOPERTA:
LA LUCIDA MALINCONIA DI UN COMPROMESSO CON LA REALTÀ

Il sentimento che accompagna questa scoperta non è la frustrazione rabbiosa di chi viene interrotto, ma una strana, lucida malinconia mista a una paradossale forma di sollievo. È la consapevolezza di aver danzato sul filo del rasoio, di aver teso i muscoli e la mente verso un obiettivo, per poi accorgersi che la gravità, quel giorno, aveva regole diverse. Non è il vuoto del rinunciatario; è il silenzio pesante che segue il tonfo di un oggetto prezioso che cade, intatto ma immobile, sul tappeto della realtà. Capisci che non era il momento non perché la porta è chiusa, ma perché hai girato la chiave, la serratura ha fatto il suo scatto perfetto, eppure la stanza dietro è svanita.

LA DIGNITÀ DEL MOVIMENTO:
PERCHÉ IL FALLIMENTO ATTIVO È UN ATTO DI CORAGGIO

C’è una dignità immensa nel fallimento attivo. Chi non ci prova si risparmia la fatica, certo, ma si condanna a un eterno limbo di speculazioni e di “se fossi stato”. Chi invece si lancia e si scontra contro il muro dell’impossibile quotidiano riceve in cambio una certezza assoluta, quasi matematica. Saper distinguere un giorno no da un giorno sì richiede il coraggio di consumare energia, di sudare, di mettere a nudo le proprie intenzioni. Il fallimento diventa così il termometro più preciso della nostra determinazione: hai fallito perché eri lì, presente, con le mani dentro la materia, a cercare di dare una forma a qualcosa che, semplicemente, in quel preciso giro di orologio voleva rimanere informe.

L’ARTE DELLA CONSTATAZIONE:
RICONOSCERE IL RITMO DELLE COSE SENZA CEDERE ALLA RESA

L’errore comune è confondere la resa con la constatazione. Rinunciare in partenza è un atto di codardia; riconoscere che la materia oggi resiste, dopo aver saggiato la sua durezza con ogni grammo del proprio talento, è un atto di profonda saggezza e rispetto per il flusso delle cose. Le giornate storte sono i guardiani del nostro orgoglio: ci ricordano che non tutto risponde al nostro comando, che esiste un ritmo esterno con cui dobbiamo imparare a dialogare, anche a costo di ricevere un netto e sonoro rifiuto. Ma quel rifiuto è la prova tangibile che esistiamo, che siamo in movimento, che abbiamo costretto la realtà a prendere una posizione nei nostri confronti.

IL VALORE DEL TENTATIVO: RACCOGLIERE I PEZZI PER COSTRUIRE LA MERAVIGLIA DI DOMANI

Se oggi hai lanciato i tuoi dadi e hai visto solo facce vuote, se hai teso l’arco e la corda si è spezzata un attimo prima del volo, non guardare al tempo perso come a un vuoto da riempire di rimpianti. Quel tentativo è il tuo stemma araldico, la dimostrazione che non sei uno spettatore della tua vita, ma l’attore principale che ha accettato il rischio della scena. La meraviglia non sta solo nel successo millimetrico, ma nella sfacciata bellezza di chi raccoglie i propri pezzi, guarda il cielo e riconosce la sconfitta con un sorriso ironico, sapendo che domani la gravità potrebbe essere più clemente.

OLTRE IL VUOTO:
SEGUI IL FILO DELLA TUA CONSAPEVOLEZZA

Quando la giornata si chiude con la certezza di averci provato senza successo, si guadagna il diritto di fermarsi senza colpe. La ricerca della consapevolezza passa inevitabilmente attraverso queste tappe a vuoto, dove l’unica cosa che si costruisce è la propria resistenza. Se senti che è il momento di trasformare anche i tentativi a vuoto in una nuova forma di comprensione e di esplorare fin dove può spingersi il tuo equilibrio, ti invito a scoprire millestorie.com per trovare il modo di trasformare ogni impatto con la realtà in un passo verso la tua prossima, autentica meraviglia.

Cercare meraviglia per trovare consapevolezza.

 

Alexsander De Bastiani