OLTRE IL RUOLO:
PERCHÉ SMETTERE DI ESSERE VITTIME NON BASTA
C’è un meccanismo invisibile che scatta quando ti senti intrappolato in una situazione di sofferenza, di sottomissione o di ingiustizia. La reazione più istintiva, quella che spesso scambiamo per una sana forza di volontà, ti spinge a voler smettere a tutti i costi di essere una vittima. È un desiderio legittimo, quasi vitale, eppure nasconde una trappola sottile e pericolosa: se ti limiti a voler cancellare quel ruolo senza cambiare profondamente la tua struttura interiore, il rischio non è quello di liberarti, ma semplicemente di invertire la polarità del dolore.
Se sei una vittima, non puoi semplicemente “decidere” di non esserlo più e sperare che tutto finisca lì. Senza un lavoro consapevole sulle alternative, il rischio è che tu finisca per trasformarti nel tuo opposto: il carnefice. Non accade per cattiveria, ma per una sorta di tragica economia delle risorse interiori. Quando non conosci altre strade, finisci per copiare l’unico modello di “forza” che hai avuto davanti agli occhi, diventando proprio ciò da cui cercavi disperatamente di sfuggire.
IL RIFLESSO DEL CARNEFICE: LA TRAPPOLA DELL’EMULAZIONE
Perché accade questo corto circuito? Perché quando sei sotto pressione e non hai allenato una risposta differente, il tuo sistema nervoso reagisce per imitazione. Entri nel ruolo dell’altro perché non hai alternative nel tuo repertorio di reazioni. Se l’unica forma di potere che hai sperimentato è quella che schiaccia, nel momento in cui decidi di non farti più schiacciare, la tua mente cercherà di replicare quella stessa modalità per sentirsi al sicuro.
È un paradosso doloroso: nel tentativo di conquistare la tua libertà, finisci per diventare il riflesso del tuo oppressore. Cambia il personaggio che interpreti sul palcoscenico della tua vita, ma la commedia resta la stessa. Continui a muoverti all’interno di una narrazione fatta di attacchi e difese, di sorrisi forzati e denti stretti. È qui che la consapevolezza deve smettere di essere un concetto filosofico e diventare uno strumento operativo. Per rompere davvero lo schema, non basta la volontà; serve la capacità di vedere la storia mentre la stai recitando, nell’esatto momento in cui il vecchio automatismo sta per prendere il sopravvento.
LA TERZA VIA: DALLA REAZIONE ALLA REGIA INTERIORE
Nel mio approccio, insisto molto sulla necessità di smettere di reagire per iniziare a “drammaturgizzare”. Se rimani incastrato nella reazione pura, sarai sempre condannato a oscillare tra il subire e il dominare. La terza via nasce invece dalla capacità di osservare la scena dall’alto, come se tu fossi il regista di te stesso.
Rompere il ciclo significa sviluppare una lucidità tale da accorgersi del momento esatto in cui la tua rabbia o il tuo senso di rivalsa ti stanno spingendo a copiare quel comportamento che hai sempre detestato. Significa sentire nel corpo quella tensione che ti invita a colpire per non essere colpito e decidere, in quel singolo respiro, di fare qualcosa di completamente diverso. Non si tratta di essere “buoni”, ma di essere autentici. L’autenticità non ha bisogno di carnefici perché non riconosce più il potere della vittima come una moneta di scambio valida.
IL CORAGGIO DI NON REPLICARE IL MODELLO
Uscire da questo schema richiede un allenamento costante, fatto di piccoli gesti quotidiani e di un ascolto profondo di ciò che accade sotto la pelle. Significa imparare a stare nella “scomodità” di non avere un ruolo predefinito da interpretare. Quando smetti di fare la vittima e, contemporaneamente, rifiuti la tentazione di diventare carnefice, per un attimo potresti sentirti nudo, privo di quelle difese che ti hanno tenuto in piedi finora. Ma è proprio in quel vuoto, in quella sospensione dell’attacco e della difesa, che nasce la tua vera sovranità.
La riconquista di se stessi passa per questa rinuncia radicale: smettere di usare le armi di chi ti ha ferito. È un lavoro di precisione millimetrica. Solo quando acquisisci padronanza di ciò che sei, attraverso un linguaggio efficace e un corpo presente, puoi finalmente muoverti nel mondo senza il bisogno di proteggerti dietro una maschera di aggressività o di rassegnazione.
Questa trasformazione non avviene leggendo manuali, ma nel modo in cui scegli di stare nello spazio, di respirare di fronte a una provocazione e di guardare l’altro senza il filtro del passato. Forse, la vera libertà non è quella di vincere sugli altri, ma quella di non farsi più abitare dai ruoli che altri hanno scritto per te. È lì, in quel punto di equilibrio sottile, che la storia smette di ripetersi e inizia finalmente qualcosa di nuovo.
Cercare meraviglia per trovare consapevolezza.
Alexsander De Bastiani





